«Auguro a questa tragedia un pubblico migliore, più rozzo, più immediatamente sincero, più vicino a godere e soffrire, un pubblico popolare»
Antonio Gramsci, l’Avanti, 14 novembre1920
KAMIKAZE – spero vada meglio dell’ultima volta è uno spettacolo che vuole fare comunità abitando senza sovrastrutture una piccola agorà dove poter dare valore all’esperienza dello sguardo.
Un dispositivo ludico e spietato.
Un manuale di istruzioni per praticare il disordine e innescare un ribaltamento di ruoli.
Un gioco in cui gli spettatori saranno i giudici più spietati e il performer la vittima.
Una riflessione sul rapporto tra cultura e intrattenimento, tra compiacimento e prodotto artistico.
Qual è il rapporto che lega una performance alla sua platea? Cosa succederebbe oggi se il pubblico avesse l’opportunità di esprimere un giudizio nell’immediato, di condannare e punire un attore che non soddisfa il suo gusto? In KAMIKAZE – spero vada meglio dell’ultima volta il patto sarà sancito fin dall’inizio con un prologo che dilaterà lo spazio temporale tra lo spegnimento delle luci in platea e l’inizio della performance. Verrà fornito un manuale di istruzioni per decostruire le modalità di fruizione tipiche del pubblico composto e borghese. Sarà un invito a tornare al disordine e alle platee indisciplinate popolari del medioevo e delle piazze. Gli spettatori saranno chiamati a seguire l’istinto e dare la loro sentenza. L’imprevedibilità aprirà le porte per un’indagine sul rapporto tra attore e spettatori, sui processi fondamentali che regolano l’agire in scena. L’intento è quello di costruire un apparato ludico e violento in cui fallimento, dedizione, euforia, dubbi non siano celati ma celebrati, in cui il pubblico possa sentir vibrare insieme al performer la bellezza e l’oscenità del meccanismo creativo.
