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COME UN GRANELLO DI SABBIA Giuseppe Gulotta, storia di un innocente

MATERIA PRIMA
SCENA LIBERA
a cura di
Murmuris
Versiliadanza

SELEZIONE PREMIO IN-BOX 2016

COME UN GRANELLO DI SABBIA
Giuseppe Gulotta, storia di un innocente

testo e regia
Salvatore Arena
Massimo Barilla

con
Salvatore Arena

scene
Aldo Zucco

musiche originali
Luigi Polimeni

disegno luci
Stefano Barbagallo

equipe tecnica di scenografia
Antonino Alessi
Grazia Bono
Caterina Morano

assistente alla regia
Ylenia Zindato

consulenza storica
Giuseppe Gulotta
Nicola Biondo
autori del libro
Alkamar - La mia vita in carcere da innocente

co-produzione
Mana Chuma Teatro
Fondazione Horcynus Orca
Horcynus Festival '15

in collaborazione con
La P.E.C
Giusto Processo

con il sostegno di
Provincia di Reggio Calabria
Comune di Reggio Calabria
Comune di Bova

Date e orari:

domenica 26 marzo 2017
21.00

A diciotto anni Giuseppe Gulotta, giovane muratore con una vita come tante, viene arrestato e costretto a confessare l'omicidio di due carabinieri ad Alkamar, una piccola caserma in provincia di Trapani. Il delitto nasconde un mistero indicibile: servizi segreti e uomini dello Stato che trattano con gruppi neofascisti, traffici di armi e droga. Per far calare il silenzio serve un capro espiatorio, uno qualsiasi. Gulotta ha vissuto ventidue anni in carcere da innocente e trentasei anni di calvario con la giustizia. Non è mai fuggito, ha lottato a testa alta, restando lì come un granello di sabbia all’interno di un enorme ingranaggio.
Fino al processo di revisione (il decimo, di una lunga serie), ostinatamente cercato e ottenuto, che lo ha definitivamente riabilitato.

Una storia dai contorni oscuri e tormentati, dalle conseguenze violentemente drammatiche e non risanabili. Per quello che Giuseppe Gulotta ha vissuto, protagonista suo malgrado di questo itinerario, ma anche per le altre varie vittime della vicenda, affrontare questi avvenimenti sulle tavole di un palcoscenico pone di fronte ad una grande responsabilità.
La responsabilità, certo, di non tacere l’incredibile vicenda legale, la lunghissima serie di omissioni, errori, leggerezze, falsificazioni, palesi violazioni della legge che oggi ci fanno definire questa vicenda come una vera e propria frode giudiziaria.
La responsabilità, naturalmente, di non dimenticare il contesto e gli interessi in campo che generano il dramma.
Ma principalmente la responsabilità di declinare la drammaturgia, attraverso la vicenda umana di Giuseppe (ma anche di Salvatore e Carmine – le due vittime della strage – o di Giovanni, Vincenzo, Gaetano – gli altri capri espiatori designati) rendendo giustizia alla sua dimensione personale, quella di una vita quasi interamente sottratta per ragioni inconfessabili. Provare ad innescare un processo di identificazione, pur senza aver attraversato quello che lui ha attraversato, senza aver sofferto quello che lui ha sofferto con un incredibile senso di dignità e consapevolezza. Provare a compiere questo corto circuito narrativo riuscendo a sottrarsi a qualsiasi intento retorico.

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