Quest’anno si è svolta finalmente la prima edizione ufficiale di LTP Laboratorio Teatrale Permanente, dopo il felice anno zero che si era concluso nel marzo 2025. Si conferma l’idea di fornire un’esperienza formativa gratuita rivolta alle/agli adolescenti fiorentini, in collaborazione con realtà culturali, sia locali che nazionali. Aumentano notevolmente le istituzioni scolastiche del territorio con cui siamo in relazione, così come quadruplicati sono le/i partecipanti. Non possiamo che essere felici di ciò, perché crediamo che un laboratorio teatrale debba essere un luogo plurale, che il palco vada preso d’assalto da tante e tanti ragazzi, che i testi classici siano occasione per far irrompere le loro vite così diverse, gioiose e furiose.
Quest’anno abbiamo lavorato ancor di più sulla condivisione e riscoperta di sé. Abbiamo trasformato in occasione la sfida di aver fatto partire due percorsi paralleli e in tempi diversi per poi riunirli in un’unica restituzione, in cui ognuna/o ha fatto dono di sé, senza giudizio, vergogna o paura. Fino a marzo abbiamo lavorato sia il lunedì al Teatro Cantiere Florida con ragazze/i provenienti da più scuole, sia il venerdì all’interno dell’Isis Da Vinci con ragazze/i dell’istituto. Da marzo il percorso si è unito e tutte/i hanno continuato insieme fino alla restituzione.
Anche quest’anno è stata imprescindibile la gratuità del percorso: perché ha permesso di accogliere anche chi non conosceva neanche cosa fosse il teatro; perché, come scritto nel progetto iniziale, ha idealmente unito la periferia col centro.
Insieme a ragazze/i abbiamo scelto di lavorare sul Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, che, come nostra abitudine, è servito da traccia, accompagnando tutte/i nella riscrittura di una nuova storia, in cui il lirismo di Shakespeare si fonde ai loro desideri e sogni. Questa commedia che mescola amore, magia e teatro, sfida la logica e le convenzioni sociali. Attraverso una storia intricata, popolata da amanti in fuga, fate dispettose e artigiani buffi, il Bardo offre una riflessione sul potere dell’immaginazione e sul confine sottile tra sogno e realtà.
L’amore è il motore di questa vicenda che oscilla tra sogno e veglia, in cui tutti amano qualcuno che si sottrae e, al tempo stesso, sono inseguiti da chi vorrebbero evitare. Trame che si intrecciano nel bosco, luogo della trasformazione e del sogno, dove le regole della realtà e la razionalità vengono sospese e le emozioni si manifestano senza filtri.
Tutto sembra essere soggetto al caso, all’illusione e alla magia, nell’idea che la vita stessa è un continuo intreccio tra sogno e realtà e che il teatro possa essere specchio della vita in quel confine sfumato tra realtà e finzione.
E le/i partecipanti hanno liberato il loro potere di trasformazione, utilizzando in pieno il teatro, quello strumento potente per raccontare la complessità dell’esistenza umana.
L’amore è stato dunque anche il seme da cui sono partite le nostre domande, e il gioco il mezzo per cercare le risposte, per esprimere ciò che provano, per non abbandonare quel bambino che dentro di noi crede ancora nei sogni e vuole realizzarli.
Marco Cacciola
