Il male, lo sappiamo, ha molte facce e molte voci, e mai come oggi dobbiamo riconoscerlo. La sopraffazione del potere, il ricorso alla forza, la violenza in ogni sua forma più o meno vistosa.
Che ci piaccia o meno — perché a qualcuno evidentemente piace — lo spirito di questi tempi privilegia simboli e bandiere, sfide e imposizioni, guerra e distruzione, in una globale battaglia per l’affermazione del potere. Economico, politico, militare, fate voi. Azioni diaboliche, verrebbe da pensare. Ed è forse questa la lettura che ci consola, non può essere l’umano ma il demoniaco, a condurre questa battaglia.
L’esistenza dei più deboli è così a rischio, il loro ruolo di imbelli pedine nella scacchiera del maligno è completamente scoperto, le loro anime in tutto conquistate. Si arroccano, si uniscono, danno la voce per pregare e maledire, provano a farsi forza agente con quello che hanno. Non si rassegnano a soccombere, quando va bene.
La storia di Riccardo III entra in questo disegno e lo tratteggia con le sue parole e i suoi progetti, lo cosparge dei suoi crimini e del sangue versato, «non ce ne fosse già abbastanza su questa terra».
Riccardo diventa dunque emblema di tutto il male del mondo, sovrumano e implacabile, grande o piccolo che sia, resistente, eterno. «Il cane è morto!», gli grideranno contro le vittime inconsolabili guadagnate al suo regno… ma ne siamo sicuri?
